Coronavirus, SIC: “Medici uniti contro emergenza”. La testimonianza di un giovane chirurgo

“Nonostante il chirurgo non sia impegnato in primissima linea nella gestione dei pazienti affetti da Coronavirus, siamo fortemente consapevoli dell’importanza del nostro ruolo, orgogliosi di condividere con tutti i nostri colleghi, in particolare anestesisti e rianimatori, responsabilità e scelte così impegnative. Va in questa direzione la testimonianza di Mattia, giovane chirurgo in servizio a Bergamo, che ha voluto condividere l’esperienza delle sue ultime 48 ore di impegno in prima linea nell’attività di chirurgia d’urgenza accanto ai colleghi in corsia per fronteggiare la crisi sanitaria. La Società Italiana di Chirurgia (SIC) e il suo presidente Paolo De Paolis si associano al messaggio di speranza e fanno proprie le parole del collega che ha scritto:

 

‘Dopo un weekend quasi per intero trascorso nell’ospedale dove lavoro a Bergamo, impegnato nelle attività di chirurgia d’urgenza e di reparto accanto ai colleghi attivi nella gestione dell’emergenza #coronavirus #COVID19, mi sento di condividere alcune riflessioni:

 

– è ammirevole come ciascun collega abbia per un attimo messo da parte la propria specializzazione ed il proprio “grado” per fare “squadra” e fronte comune nella gestione della marea montante di pazienti con sintomatologia respiratoria fra pronto soccorso e reparto;

 

– trovo affascinante la riscoperta del valore di “essere medico”, nel senso meno tecnico, più pratico, umano ed al contempo autentico del termine;

 

– l’esigenza di girare per l’ospedale con #mascherine – chirurgiche, #FFP2, #FFP3 in base alle attività e mansioni – ha reso più ovattata la comunicazione verbale portando in primo piano il linguaggio degli occhi, dai quali senza filtro trasparivano impegno, preoccupazione, fatica, fiducia, gratitudine;

 

– tenendomi aggiornato sui siti delle principali testate giornalistiche e sulle pagine dei social che hanno rappresentato in questi due giorni la mia finestra sul mondo strideva con un così grande impegno e con una simile dedizione l’irresponsabilità di quanti ritenutisi esentati dalla raccomandazione #stateacasa hanno affollato gli impianti di risalita dei comprensori sciistici, le autostrade per laghi e riviera, i treni diretti al sud prima dell’istituzione della zona rossa…nessuno mai chiederà loro conto di quanto superficialmente ed egoisticamente si siano comportati ma, lo sappiano, è stata davvero un’imperdonabile imprudenza;

 

– al dilagare negli ultimi tempi del contenzioso medico-legale, dei titoli di giornale sulla malasanità, delle aggressioni nei confronti del personale sanitario di Pronto Soccorso fanno da contraltare in questi giorni striscioni di incoraggiamento affissi di fronte agli ospedali e innumerevoli attestati di stima via social nei quali medici, infermieri e personale sanitario vengono definiti “santi”, “eroi”… Lo spirito che anima l’agire di noi medici in questi giorni, posso assicurarlo, è il medesimo con cui svolgiamo quotidianamente la nostra attività nelle diverse specialità e discipline, esposti, per la natura della nostra arte, alla possibilità di insuccesso o di riuscita diversa dall’auspicato…condizione che ci fa passare le notti insonni, i weekend al telefono, spesso trascurando chi con amore (e pazienza!) ci sta accanto, molto più di quanto chi si senta tradito da un esito diverso dal prospettato possa anche solo lontanamente immaginare.

 

Mi auguro che questa emergenza rientri quanto prima, con l’aiuto, prezioso, di chiunque vorrà rinunciare ad un pezzettino della propria libertà per il bene comune.

 

Quando la bufera sarà passata possano tutti ricordarsi di quanta stima abbiano nutrito per i propri dottori e di quanto bello sia stato sentirsi accolti, confortati, aiutati, soccorsi da parte del personale sanitario, indipendentemente dall’impatto che questo maledetto virus abbia avuto nella vita di ciascuno!

 

Mattia’”.

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